My green life! Una giornata speciale alla Joia Academy con lo chef Pietro Leemann

Mercoledì 5 aprile, grazie all’Aifb (Associazione Italiana Food Bloggers) e alla socia Marzia Riva, ho avuto la possibilità di trascorrere una giornata indimenticabile presso la Joia Academy di Milano, scuola di cucina naturale e vegetariana fondata dallo Chef Pietro Leemann.

In compagnia di altre 11 blogger, attraverso un dettagliato (e meticoloso nei suoi passaggi) cooking show dello chef Sauro Ricci, collaboratore di Leemann dal 2002, ho potuto toccare con mano l’intento polivalente (nel suo essere filosofico, spirituale, sociale, medico, alimentare) e di per sé innovativo – nonostante i suoi 26 anni di età – della Gourmet Vegetarian School che ha trovato nella Joia Academy il suo braccio operativo e di contatto con il pubblico, soprattutto (anche se non esclusivamente) amatoriale.

Assistendo alla realizzazione di due piatti storici del Joia, il Paesaggio interiore [dischi di saraceno, taccole croccanti, carpaccio di zucchine alla menta, pomodoro e salvia confit, salsa di sedano rapa affumicata] e Be Vegetarian, be Happy [nuovi pensieri e nuova luce di fronte a quel piccolo lago con fagiolini, cipollotti, asparagi, spuma di cicerchie, sabbia di legumi, succo di carote e yuzu], che pur riproposti in carta da anni mantengono la loro freschezza e giovinezza (pur andando incontro a rispettosi e doverosi adeguamenti stagionali), è evidente il carattere virtuoso che il cibo ricopre per lo chef Leemann.

Secondo lo chef il nostro primo punto di riferimento deve essere la natura e dovremmo essere così bravi e attenti da percepirne l’essenza, semplificando il gusto dei piatti che portiamo in tavola. Combinando inoltre i diversi gusti, dolce salato amaro acido piccante e astringente, oltre a creare piatti equilibrati riusciamo a stimolare degli organi specifici e trasformiamo il cibo in vero carburante e medicina per il nostro corpo.

Tutto questo mi conforta perché vivendo in campagna ho scelto inconsapevolmente questo stile di vita da quando sono adolescente, senza neppure immaginare l’eco che la cucina vegetariana prima e vegana poi avrebbero avuto. Ripenso a quando ancora ragazza passavo per essere quella diversa per il fatto di preferire cereali integrali a prodotti raffinati; oppure quando, studentessa universitaria, godevo delle mie generose razioni giornaliere di frutta e verdura e aborrivo i 4 salti in padella che comparivano di frequente nei piatti delle mie coinquiline.

Anche se non ho mai completamente rinunciato a proteine animali nella mia dieta, credo che potrei facilmente sopravviverne senza; mi piace l’idea di potermi cibare quasi esclusivamente con quello che c’è nel mio orto o che la natura intorno ci regala (come le erbe spontanee), riscoprendo i veri sapori e le vere consistenze, rivalutando persino la fatica del lavoro nei campi e lo stento patito dai nostri nonni e a volte anche dai nostri genitori…perché del resto la prima fonte di vita della natura è il mondo vegetale.

In attesa di riproporvi una delle due ricette rielaborate alla mia maniera e con i prodotti del mio orto, vorrei ricordare questa giornata meravigliosa con una frase dello chef Leemann che mi ha particolarmente colpito perché rappresenta il mio modo di approcciarmi ai fornelli e di portare in tavola il cibo per i miei cari e per i miei amici.

“Ciò che esprimiamo in cucina dovrebbe essere ciò che noi siamo”.

 

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